Ci sembrava doveroso e ci fa molto piacere, prima di iniziare a parlare di mondiali, intervistare una persona che è entrata relativamente da poco nel panorama dell'Ultimate italiano ma che ne è diventata subito protagonista.
Filippo Bonali, coach e giocatore dei Kiss my Disc di Cremona, è stato uno dei protagonisti di questa stagione, non solo per aver organizzato la tappa finale dei CIU 2016 ma anche per aver portato in soli 4 anni la società di Cremona a guadagnarsi la Serie B. Ecco a voi la nostra intervista a Filippo:

Matteo Simonetti: Raccontaci brevemente la tua storia, come hai conosciuto l'Ultimate, quando hai iniziato e perchè?
Filippo Bonali: Nel lontano, ma non troppo, autunno 2012 un amico che fa l'educatore di minori mi dice che stanno facendo varie attività delle politiche giovanili del comune di Cremona coi ragazzi tra cui il frisbee, non indicatomi ancora come Ultimate, ma solo come il tirarsi il disco. Arrivo quindi al campetto dell'oratorio e vedo questi 5-6 ragazzi che si allenano a fare un po' di tiri, ma poi scatta la partitella. Sono stato folgorato. Avevo appena abbandonato tanti anni di calcio, un po' stanco, un po' vecchio e un po' stufo di alcune dinamiche. In qualche modo il frisbee ha fatto capolino varie volte nella mia vita, ricordo il coperchio di plastica nera del bidone della spazzatura, poi uno giallo traforato ultraleggero che volava molto bene in spiaggia, poi uno gommoso e molle con disegnata in 3D la faccia di un mostro.
Da quel momento all'oratorio ho seguito Jad, Fave, Gine e Pasto i fondatori della squadra, coadiuvati nelle lezioni da Poz di Brescia, e piano piano la passione è aumentata tanto che già al Missuldisc2013 ci presentammo per infilarci in altre squadre senza sapere cosa fosse il lato, senza saper fare bene i tredita ecc....

M.S. Come nasce il progetto Kiss My Disc?
F.B. i Kiss My disc nascono come idea a marzo 2013 ma realmente è l'autunno 2013 a sancirne l'autonomia. Nascono con l'idea di portare qualcosa di nuovo, vivono in un oratorio di periferia della città, sono profondamente mixed, sperimentano varie location in città pur di farsi vedere, creano laboratori in tante scuole, ma i numeri rimangono bassi. Riescono faticosamente ad affrontare il primo campionato 2014 e anche i mixed 2014. Qui c'è una prima svolta perché alcuni della vecchia guardia abbandonano, ma quelli rimasti oramai sono invasati di frisbee. Questa forza ci permette di coinvolgere nuovi atleti e nel 2015 arriva la svolta con numeri notevoli agli allenamenti, il gruppo si rinsalda e arrivano i primi risultati sia di squadra che personali. La città oramai ci conosce e il frisbee appare un po' più sdoganato rispetto a prima, le presenze si stabilizzano oltre i 15 ad allenamento e ovviamente la qualità degli allenamenti sale oltre all'entusiasmo. E' arrivato il momento di diventare una vera squadra: primo passo le nostre sobrie uniformi  Secondo passo: i dischi col nostro logo. Terzo passo: organizzare il nostro primo vero torneo outdoor 7 vs 7.

M.S. Fai un commento sulla vostra stagione, conclusasi con la promozione in serie B; un ottimo risultato...
F.B. I Kiss sono un diesel da sempre, in ogni partita, in ogni stagione. Partiamo piano ma poi acceleriamo tanto. Anche quest'anno a settembre 2015 siamo un po' stanchi a causa degli europei a cui han partecipato 6 kiss, i campionati beach sono affrontati più per divertimento e pensiamo al nostro primo torneo cremonese. Nel mentre il sottoscritto si fa operare al crociato. E' un fattore da non sottovalutare, io che giocavo e allenavo sono stato costretto per buon 8 mesi ad allenare e basta, credo abbia aiutato sia me che i ragazzi. Io ho potuto preparare meglio gli allenamenti e i ragazzi sono stati più responsabilizzati in campo. Cominciano i CIU, purtroppo fatti da sole 2 tappe. La prima senza sussulti, un gioco frammentato, tanti giocatori nuovissimi. Però la costanza negli allenamenti c'è sempre ed è quel che ci porta a 3 vittorie ottime alla seconda tappa. Le finali di Cremona sono storia. 3 vittorie, gasati dall'adrenalina davanti al pubblico di casa, una rosa al completo che permette infinite e difficili scelte. Una marea di complimenti per l'organizzazione da parte di tutti. Di più non si poteva chiedere. E ora 3 ragazze affrontano il mondiale U20.

M.S. Organizzare la finale dei CIU 2016, come è andata?
F.B. Fatica e soddisfazione. L'avevamo preparata da mesi nei minimi dettagli, avevamo una buona esperienza di base e la struttura era ottima. Il tempo ci ha aiutato ovviamente. Tanti amici han visto la bontà del progetto e son venuti ad aiutare. Chi pensava di vederci soccombere alla grigliata da 600 persone non conosceva i nostri grigliatori, siamo nella terra del maiale.....

Il fatto poi di riuscire anche a vincere le partite ha tenuto altissimo il morale alla squadra e ci ha agevolati. In fin dei conti è una squadra under18 per l'80% dei componenti e gestire 700 persone non è agevole. Sarò onesto e umile nel dire che abbiamo attutito l'urto e dato qualche spunto di novità (vedi la comunicazione massiccia sui media locali), ma le idee per fare un evento veramente top ci sono, ma non avevamo ancora le forze per svilupparle. Bisogna fare un passo alla volta.

M.S. Come definiresti l'Ultimate in poche parole e quali sono, secondo te, le sue più grandi qualità?
F.B. L'Ultimate ha un profondo valore educativo per l'atmosfera che si respira. Credo che in Italia stia ancora un po' cercando la sua strada tra chi lo vorrebbe più efficiente e rigido e chi lo gode ancora con l'atmosfera libera. Va trovato il giusto compromesso per non rischiare di rovinarlo. I gradi di libertà che offre rispetto ad altri sport sono impagabili, ma chi se ne approfitta andrebbe severamente ripreso. Per il resto lo rende unico quel che lo distingue dalle altre discipline: misto, senza arbitro, collaborativo.

M.S. Hammer o non Hammer?
F.B. la semifinale l'ho chiusa con un hammer, dopo averne fatti altri durante la partita.....ma non me ne venivano così bene da un po'.

M.S. Per quel che mi riguarda non posso che ringraziare e fare le mie congratulazione a tutti i ragazzi di Cremona.

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